La Lima Abetone 2011

“Ma chi me lo ha fatto fare?!”
E’ la domanda che mi pongo tutte le volte che la domenica mattina quando mi alzo ad orari lavorativi. Ed anche stamattina, vero le sei, me la sono posta. Mi consola che anche la signora si è alzata con me ma per altra gara in altro luogo.
Ci siamo guardati in faccia con gli occhi abbottonati ed abbiamo riadocchiato il letto. La tentazione era forte, la carne debole, ma lo spirito ha avuto il sopravvento e siamo partiti. Ognuno per la sua strada, saluti e baci!
Come tutte le volte che mi prestano la macchina iniziano le parolacce. La chiave non funziona, fusibili bruciati, serbatoio vuoto, insomma, more solito, debbo fare un tagliando completo prima di salire, mi arrabbio ma debbo subire, non ho tempo.
Finalmente accendo la radio e, strano funziona subito, strano, molto strano! Di solito dovrei avere un paio di problemi anche con quella per essere nella media. Comunque si parte!
Verso Agliana Gabriele mi chiama e mi dice di andare con lui. Cosa debbo dirvi, risparmio un po’ di benzina per cui accetto più che volentieri. La sezione glie ne renderà merito, anche il mio stremato borsellino.
Durante il viaggio si parlotta del più e del meno, in modo particolare della sezione e dei programmi futuri. Insomma un colloquio di “ordinaria follia” circa le nostre idee e su cosa fare. Nel frattempo il pilota, che con una mano risponde al telefono (viva voce), con l’altra parla alla radio mentre con le altre due guida, raccatta altri due pellegrini via radio che si recano alla nostra meta. Tra una chiacchiera e l’altra arriviamo a La lima dove ci aspetta l’addetto con le istruzioni per la giornata. Il posto, conosciutissimo, non è particolarmente bello ma comunque parcheggiamo e scendiamo.
Cosa vi debbo dire, era la prima volta che un parroco, con forte accento straniero, mi intimava di liberare il parcheggio per i fedeli che dovevano assistere alla funzione religiosa. Vincendo la tentazione demoniaca che mi istigava a peccare mi sono accodato al coro di tutti noi al fine di tranquillizzarlo. Nel giro di cinque minuti siamo ripartiti liberando la piazza per i fedeli.
Con la coda dell’occhio destro, quello maligno (quando trapasserò sicuramente lui andrà all’inferno!), adocchio la porta della chiesa dove giungevano le numerose persone, ben sei mature e arzille signore…. a piedi!
Tralasciando l’intermezzo arrivo a destinazione e vengo scaricato su di una curva dove troneggiava il cartello “sette”. La mia postazione.
Avete presente un deserto? Più o meno la stessa sensazione solo che ero in una montagna desolata per cui, trovato il posto migliore dove potevo ammirare la strada voluta dall’arciduca Leopoldo e mi accomodo sulla pietra più comoda infrattata tra le fresche frasche di un faggio e attendo al fresco.
Passa una mezzoretta durante la quale ho avuto il tempo di meditare sui profondi temi della vita (un sonnellino appoggiato al tronco dell’albero) fino a che non è arrivato il commissario. Un cenno di saluto e mi rimetto a meditare quando, vista la buona posizione cala dal monte un gregge di baldi giovani che mi circonda. Peccato, stavo bene da solo!
Comunque la compagnia si accampa ed approfitta della mia radio (e senza pagare il canone) per le notizie sulla corsa.
Finalmente si parte, passano i primi concorrenti poi improvvisamente non passa più nessuno. Dalla radio scopro che alcuni avevano gradito fermarsi al primo tornate (mi sembra vi fosse un rivenditore di porchetta) bloccando la strada per cui… gara ferma fino alla rimozione coatta dei mezzi oramai ridotti a… quarti. Nulla di serio.
Passa un’altra mezzoretta con il sottofondo sonoro sopra descritto e la gara riparte.
Tutto tranquillo fino alla fine. Bella gara, alcune belle macchine e anche qualche bravo pilota.
Finita la performance mi gusto il pranzo costituto da un pezzo di pizza fredda (produzione propria) e ben due pesche, mezze acerbe come piacciono a me, I N T E R E!
Nel frattempo mi telefona la signora che mi descrive il suo pranzo al termine della sua gara:
– Crostini di affettati vari;
– Tris di primi con sughi vari;
– Tagliata di cinta senese;
– Crostata di mele con crema pasticcera;
– Frutta di stagione;
– Vino chianti “barricato”
– Caffè e ammazzacaffè.
Inutile dire che non l’ho invidiata neanche un po’. Lei seduta ad una tavola servita e riverita mentre io, seduto su di una morbidissima e comodissima pietra con un pezzo di eccellente gelida pizza sotto un cielo plumbeo. Molto meglio la mia posizione! Neanche un paragone!
Terminato il pranzo si attende la seconda parte della gara con il solito concertino già menzionato quando, visto che me lo aveva promesso, il cielo inizia a fare i suoi bisognini.
Ora le persone accorte, visto il luogo e la stagione, si sarebbero muniti di ombrelli, teli e varie. Io che accorto non sono, mi ero portato un impermeabilino senza cappuccio, ottimo per lo scooter quando c’è il casco ma un po’ meno per le gite in montagna a piedi. Fortunatamente il commissario era previdente ed aveva un ombrellone. Ho chiesto asilo politico, anzi, sarebbe stato meglio dire che glielo ho imposto per cui…. mi è andata bene!
Nel frattempo la nota “compagnia del porcello” si arrangiava, recuperando chi sa dove, un cartello pubblicitario ed adattandolo a tettoia. Anche a loro è andata bene.
Fortunatamente dopo poco la gara iniziava e la pioggia terminava. Tutto liscio come l’olio e compito svolto velocemente. La gara era finita!
In attesa del taxi che mi avrebbe riportato alla base, avendo un certo languorino, approfitto del luogo per brucare qualche fragola mezza acerba.
Mai stati in Irlanda? No? Male! Vedere come la capre irlandesi si arrampicano lungo scogliere da brivido per brucare la stenta erbetta avrebbe reso molto bene la mia posizione. L’unica differenza era che loro sotto avevano il mare mentre io avevo un mare … di auto che passavano velocemente.
Comunque anche la merenda era rimediata.
Quindi… finalmente a casa!
Dopo un po’ è giunta anche la signora. Anche lei ha brucato fragoline di bosco raccolte in apposito fragolaio, quindi ciliegie ben mature, tre pesche colte dall’albero e altre cosette.
La signora non sa cosa si è persa! Il risultato è che la sera lei non ha cenato, io si! Poveretta!